L'arduo cimento. Abitare la montagna - abitare il deserto, mostra

Da venerdì 2 ottobre a lunedì 19 ottobre 2026, la Sala Cultura di Palazzo Pepoli a Bologna ospita L'arduo cimento. Abitare la montagna - abitare il deserto, una mostra dedicata al tema dell'abitare in ambienti estremi.
l percorso espositivo si sviluppa attraverso tre ambienti:
Alpi Trentine
Deserti del Sahara e del Medio Oriente
Upper Mustang - Ultimo Tibet
La natura appare severa, dominata da una forza primitiva che impone silenzio e misura all'uomo. Nei territori estremi, dalla montagna al deserto, abitare non è mai un gesto neutro: è un cimento, una prova continua di adattamento, equilibrio e ascolto. Qui il paesaggio non accoglie: interroga. Non protegge: espone. Richiede presenza, conoscenza e responsabilità. Le forme dell'abitare si fanno essenziali, talvolta minime, sempre consapevoli di un limite che non può essere oltrepassato senza conseguenze.

Sinfonica 2026, Sado dirige l'orchestra

Francesco Cera - Alessandra Frabetti, concerto di musica classica

Fiorella canta fabrizio e ivano: anime salve

Baby bofe' - gilda nel gioco del duca

Sal Da Vinci - Teatri 2026, spettacolo teatrale

Brunori Sas, TuttoBrunori: canzoni e monologhi a teatro
La desertificazione avanza, i ghiacciai si ritirano e la temperatura del pianeta continua ad aumentare. Immensi territori potrebbero assistere all'esodo delle popolazioni verso regioni più abitabili. Di fronte a questo scenario esistono luoghi che, da sempre, obbligano l'uomo a confrontarsi con condizioni estreme.
Sono i territori del grande caldo e del grande freddo: i deserti e le montagne.
Luoghi lontani tra loro, apparentemente opposti, ma accomunati dai saperi millenari che hanno permesso alle popolazioni che li abitano non solo di sopravvivere in ambienti altamente ostili, ma anche di dare vita a civiltà e culture che oggi possono offrire spunti preziosi per affrontare un futuro sempre più minacciato.
Il messaggio centrale della mostra prende forma proprio in questa riflessione. I tre video, accompagnati da una voce narrante, raccontano i saperi sviluppati nei secoli dalle popolazioni di questi territori, mostrando come gli uomini del grande freddo e del grande caldo abbiano saputo non solo adattarsi a condizioni ambientali e climatiche estreme, ma anche costruire culture e civiltà che oggi possono rappresentare un riferimento per un uso sempre più consapevole delle risorse.
Nel tempo dei cambiamenti climatici, questi paesaggi si rivelano non solo estremi, ma anche anticipatori. Prefigurano trasformazioni che altrove iniziano a manifestarsi solo oggi: instabilità, scarsità di risorse, variazioni rapide e profonde degli equilibri naturali. In questo senso, la montagna e il deserto non sono margini, ma avanguardie.
L’arduo cimento è il racconto di questa tensione.
Non una narrazione di conquista, ma di confronto. Non un elogio del dominio, bensì una riflessione sul limite come condizione generativa. In questo spazio sottile, tra memoria e trasformazione, tra fragilità e ingegno, prende forma una possibilità: quella di un abitare che, nei territori estremi, diventa misura dell'umano e, forse, una direzione per il futuro.







