Abbazia di Santa Maria di Cerrate, biglietto d'ingresso

L'Abbazia di Santa Maria di Cerrate di Lecce lega la sua fondazione a una leggenda: il re Tancredi d’Altavilla, conte di Lecce, avrebbe visto apparire qui la Madonna durante una battuta di caccia. Storicamente, la fondazione è attestata tra la fine dell’XI e gli inizi del XII secolo, quando Boemondo d’Altavilla insediò un cenobio di monaci greci, seguaci della regola di San Basilio Magno, che ripararono in Salento per sfuggire alle persecuzioni iconoclaste di Bisanzio.
Eretta lungo l’antica via romana che collegava Brindisi, Lecce e Otranto, nel tempo l’abbazia si sviluppò fino a divenire uno dei più importanti complessi monastici dell’Italia meridionale.
Nel 1531 passò sotto il controllo dell’Ospedale degli Incurabili di Napoli, che ne curò la manutenzione e ne sfruttò le rendite agricole. Dopo il saccheggio dei pirati turchi del 1711, il complesso fu abbandonato e si trasformò in una masseria. Nel 1965, la Provincia di Lecce affidò i primi lavori di restauro all’architetto Franco Minissi; grazie a un bando pubblico, nel 2012 l’Abbazia venne affidata al FAI.

Fabio Concato - nuovo spettacolo

Umberto Galimberti al Teatro Politeama Greco di Lecce

Paolo Crepet - Riprendersi l'anima

Katia Follesa - No vabbè mi adoro

Federica Camba / Gianluca Scintilla Fubelli - Io Marte, tu Mercole r-evolution

The Jury Experience: Omicidio da un milione di dollari o rete di bugie?
La chiesa di Santa Maria, con la sua facciata romanica a capanna, il rosone e il portale scolpito nella pietra leccese, custodisce un patrimonio unico di affreschi bizantini. Nella penombra delle volte, la luce fa risplendere i colori originali, restituendo la potenza simbolica di un’arte che unisce il rigore normanno alla spiritualità orientale. Intorno alla chiesa si dispongono il portico trecentesco, la Casa Monastica, un antico pozzo del 1585, due frantoi ipogei e un mulino a palmenti oggi restaurato dal FAI. Nell’area interna si coltivano aranci del tipo, mentre all’esterno cresce un oliveto sperimentale con varietà resistenti alla xylella, simbolo di rinascita per la terra salentina.
Un luogo che racconta, in silenzio e bellezza, la doppia anima del Salento: mistica e rurale, bizantina e mediterranea, sospesa tra il profumo degli ulivi e l’eco millenaria della preghiera.







