Liu Bolin a Milano, l'artista invisibile dona due opere alla Pinacoteca di Brera

Martedì 7 luglio 2026 Liu Bolin, l’artista cinese, celebre per la sua poetica della mimetizzazione dentro luoghi simbolo della storia, era a Milano nella Sacrestia di Santa Maria delle Grazie, a fianco del Cenacolo Vinciano, per formalizzare la donazione di due sue opere alla Pinacoteca di Brera, che entreranno in permanenza a far parte della sua collezione: si tratta di due fotografie che documentano la sua performance condotta davanti all’Ultima Cena di Leonardo da Vinci e all’interno della Basilica di Santa Maria delle Grazie a Milano.
Nel 2025, infatti, Liu Bolin è stato accolto nel Sito Unesco Chiesa e il convento Domenicano di Santa Maria delle Grazie e il Cenacolo di Leonardo da Vinci affinché potesse essere lanciato un messaggio di pace, tregua olimpica e cura del patrimonio dell’Umanità, nel corso dei Giochi Olimpici di Milano Cortina. È nato così il progetto del duplice scatto, intitolato A message for beauty, esito di un accordo di valorizzazione fra la Pinacoteca di Brera, Biblioteca Nazionale Braidense e Museo del Cenacolo Vinciano e la Galleria Gaburro.

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«Le opere che compongono il dittico A message for beauty sono nate per porgere un messaggio di pace e bellezza in un periodo controverso della nostra storia», afferma Chiara Rostagno, vicedirettrice della Pinacoteca di Brera e direttrice esecutiva del Museo Nazionale del Cenacolo Vinciano: «la Basilica di Santa Maria delle Grazie e il Museo Nazionale del Cenacolo Vinciano recano nel loro corpo i segni tangibili degli orrori della guerra a seguito del bombardamento subito nell’agosto del 1943. Abbiamo accolto il progetto di Liu Bolin per dare un messaggio forte: noi possiamo immedesimarci nella bellezza del nostro patrimonio e trarne la forza per affrontare la vita, con speranza».
Liu Bolin alla Basilica di Santa Maria delle Grazie, courtesy Galleria Gaburro
La presenza mimetizzata dell’artista davanti all’Ultima Cena e nella spazialità della tribuna bramantesca della Basilica di Santa Maria delle Grazie si fa simbolo della resilienza della bellezza, capace di resistere a distruzioni, guerre e violenze che nel corso dei secoli hanno colpito l’umanità, e di cui sono state vittime anche i due monumenti milanesi, feriti dai bombardamenti durante la Seconda Guerra Mondiale.
Come ha ricordato lo stesso Liu Bolin, il suo lavoro nasce da una forma di rispetto: scomparire non significa annullarsi, ma diventare parte di ciò che è più grande, custodendo la memoria e proiettandola nel futuro. Un gesto che, di fronte al capolavoro di Leonardo e negli spazi della Basilica, si fa celebrazione della pace e della bellezza.








