Teatro
LEVA STU COPIONE

Leva ’stu copione è uno spettacolo farsesco ispirato alla Commedia dell’arte, nato per recuperare
il rapporto vivo, diretto e imprevedibile con il pubblico, proprio come accadeva nelle piazze e
nei teatri del Cinquecento.
Il titolo, in siciliano, racchiude il senso più profondo del progetto: prendi quel copione, che spesso diventa vincolante, mettilo da parte e lascia emergere la tua creatività. È un invito rivolto all’attore affinché si liberi ogni tanto dalle battute prestabilite affidandosi all’ascolto, all’istinto, all’improvvisazione, al rapporto con gli altri interpreti e con gli spettatori.
La Commedia dell’arte, nata in Italia nel XVI secolo, non si basava su copioni fissi o su storie scritte da un unico autore, ma su canovacci, tracce drammaturgiche che indicavano la trama, le situazioni principali, le entrate e le uscite dei personaggi. Partendo da questa struttura, gli attori costruivano estemporaneamente i dialoghi e le relazioni tra i personaggi, arricchendo la rappresentazione attraverso l’improvvisazione e i celebri lazzi, ovvero gag, giochi scenici, azioni comiche e partiture fisiche pensate per sorprendere e divertire il pubblico.
Le storie prendevano vita attraverso personaggi e ruoli ricorrenti: i vecchi, come Pantalone e il Dottor Balanzone, il Capitano vanaglorioso e codardo, i Servi e gli Zanni, come Arlecchino e Brighella, e infine i giovani Innamorati. Gli intrecci ruotavano attorno ad amori ostacolati, conflitti generazionali, equivoci, inganni, travestimenti e beffe.
In Leva ’stu copione, sette attori si cimentano in una successione di situazioni farsesche, mantenendo vivo il gioco dell’improvvisazione e coinvolgendo direttamente gli spettatori. Il pubblico non è soltanto chiamato ad assistere, ma diventa parte attiva della rappresentazione: le sue reazioni, le sue suggestioni e il dialogo con gli interpreti possono influenzare il ritmo e lo sviluppo dello spettacolo.
Un elemento fondamentale del progetto è rappresentato dai laboratori propedeutici condotti nelle scuole da Elisa Parrinello, autrice e regista dello spettacolo. Durante gli incontri, insieme agli studenti, sono ideati e sviluppati nuovi canovacci, ispirati ai meccanismi, ai personaggi e alle situazioni tipiche della Commedia dell’arte.
Nella costruzione dei canovacci e nel lavoro degli interpreti ha un ruolo centrale anche la lingua siciliana, utilizzata come lingua viva, teatrale e popolare. I suoi suoni, i suoi ritmi, le sue espressioni e la sua naturale forza comica contribuiscono a caratterizzare i personaggi, ad alimentare l’improvvisazione e creare un rapporto ancora più immediato con il pubblico. Il siciliano è un elemento drammaturgico e identitario dello spettacolo.
Il titolo, in siciliano, racchiude il senso più profondo del progetto: prendi quel copione, che spesso diventa vincolante, mettilo da parte e lascia emergere la tua creatività. È un invito rivolto all’attore affinché si liberi ogni tanto dalle battute prestabilite affidandosi all’ascolto, all’istinto, all’improvvisazione, al rapporto con gli altri interpreti e con gli spettatori.
La Commedia dell’arte, nata in Italia nel XVI secolo, non si basava su copioni fissi o su storie scritte da un unico autore, ma su canovacci, tracce drammaturgiche che indicavano la trama, le situazioni principali, le entrate e le uscite dei personaggi. Partendo da questa struttura, gli attori costruivano estemporaneamente i dialoghi e le relazioni tra i personaggi, arricchendo la rappresentazione attraverso l’improvvisazione e i celebri lazzi, ovvero gag, giochi scenici, azioni comiche e partiture fisiche pensate per sorprendere e divertire il pubblico.
Le storie prendevano vita attraverso personaggi e ruoli ricorrenti: i vecchi, come Pantalone e il Dottor Balanzone, il Capitano vanaglorioso e codardo, i Servi e gli Zanni, come Arlecchino e Brighella, e infine i giovani Innamorati. Gli intrecci ruotavano attorno ad amori ostacolati, conflitti generazionali, equivoci, inganni, travestimenti e beffe.
In Leva ’stu copione, sette attori si cimentano in una successione di situazioni farsesche, mantenendo vivo il gioco dell’improvvisazione e coinvolgendo direttamente gli spettatori. Il pubblico non è soltanto chiamato ad assistere, ma diventa parte attiva della rappresentazione: le sue reazioni, le sue suggestioni e il dialogo con gli interpreti possono influenzare il ritmo e lo sviluppo dello spettacolo.
Un elemento fondamentale del progetto è rappresentato dai laboratori propedeutici condotti nelle scuole da Elisa Parrinello, autrice e regista dello spettacolo. Durante gli incontri, insieme agli studenti, sono ideati e sviluppati nuovi canovacci, ispirati ai meccanismi, ai personaggi e alle situazioni tipiche della Commedia dell’arte.
Nella costruzione dei canovacci e nel lavoro degli interpreti ha un ruolo centrale anche la lingua siciliana, utilizzata come lingua viva, teatrale e popolare. I suoi suoni, i suoi ritmi, le sue espressioni e la sua naturale forza comica contribuiscono a caratterizzare i personaggi, ad alimentare l’improvvisazione e creare un rapporto ancora più immediato con il pubblico. Il siciliano è un elemento drammaturgico e identitario dello spettacolo.
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