Teatro
I SETTE A TEBE

Cosa produce nella mente degli uomini la minaccia della guerra? Asserragliati dentro Tebe, Eteocle e il suo popolo aspettano l’assedio degli uomini guidati dal fratello Polinice. La lotta tra i figli di Edipo finirà, inevitabilmente, con la morte di entrambi. Un destino già scritto nella tragedia di Eschilo, oggi più attuale che mai.
Ma prima della battaglia c’è l’attesa, e nell’attesa si consuma una tragedia altrettanto profonda. Ne I sette contro Tebe, Eschilo affronta un tema sorprendentemente vicino alla sensibilità contemporanea: non tanto la guerra, quanto ciò che la sua imminenza produce nella mente degli esseri umani.
La nuova produzione firmata da Giovanni Ortoleva, tra le nuove voci più interessanti della scena italiana, legge il capolavoro di Eschilo come un’indagine sulla paura collettiva e sui meccanismi psicologici che l’assedio innesca. Il pericolo, ancora invisibile, comincia a deformare la realtà: il timore si fa ossessione, la tensione diventa nevrosi, la minaccia altera il modo di percepire il mondo e di stare insieme. La tragedia antica si trasforma così in un potente riflesso del presente, restituendo sulla scena il senso di precarietà, allarme e inquietudine che attraversa il nostro tempo.
Ma prima della battaglia c’è l’attesa, e nell’attesa si consuma una tragedia altrettanto profonda. Ne I sette contro Tebe, Eschilo affronta un tema sorprendentemente vicino alla sensibilità contemporanea: non tanto la guerra, quanto ciò che la sua imminenza produce nella mente degli esseri umani.
La nuova produzione firmata da Giovanni Ortoleva, tra le nuove voci più interessanti della scena italiana, legge il capolavoro di Eschilo come un’indagine sulla paura collettiva e sui meccanismi psicologici che l’assedio innesca. Il pericolo, ancora invisibile, comincia a deformare la realtà: il timore si fa ossessione, la tensione diventa nevrosi, la minaccia altera il modo di percepire il mondo e di stare insieme. La tragedia antica si trasforma così in un potente riflesso del presente, restituendo sulla scena il senso di precarietà, allarme e inquietudine che attraversa il nostro tempo.
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